Rigenerazione ossea post-estrattiva con granuli suini

Nel campo della chirurgia dentale, un tema sempre più centrale è quello della preservazione della cresta ossea a seguito dell’estrazione di un elemento dentario.

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Nel campo della chirurgia dentale, un tema sempre più centrale è quello della preservazione della cresta ossea a seguito dell’estrazione di un elemento dentario. Il riassorbimento osseo che si verifica dopo l’estrazione può infatti ostacolare l’inserimento di un impianto o compromettere l’estetica del risultato protesico. In questo contesto, l’applicazione di materiali da innesto—tra cui i granuli di origine suina—sta acquistando un ruolo rilevante. In questo articolo spiegheremo in modo accessibile i motivi per cui questi materiali sono importanti, come funzionano e quando è opportuno considerarli.

Perché è importante intervenire subito dopo l’estrazione

Il fenomeno del riassorbimento della cresta

Quando si estrae un dente, la cavità (alveolo) che rimane viene occupata in prima battuta da coagulo, quindi da tessuto di guarigione. Tuttavia, già nelle prime settimane e nei primi mesi si manifesta un riassorbimento osseo, ovvero una riduzione in volume della cresta ossea residua. Studi indicano che questa riduzione può essere considerevole, soprattutto nella componente orizzontale della cresta.

Applicazione dei granuli dell’alveolo dentale

Questo fenomeno rappresenta un problema perché:

  • l’osso disponibile può diventare insufficiente per garantire la stabilità di un impianto dentale;
  • la perdita di volume osseo può comportare un difetto estetico (soprattutto nei settori anteriori) con collasso dei tessuti molli adiacenti;
  • la riabilitazione protesica può diventare più complessa, richiedendo procedure più invasive.

Il concetto di “preservazione dell’alveolo”

Per evitare o ridurre l’entità del riassorbimento osseo, si utilizza la tecnica chiamata “preservazione dell’alveolo”: consiste nell’inserire, subito dopo l’estrazione, un materiale di riempimento all’interno dell’alveolo, a volte combinato con una membrana protettiva, al fine di stabilizzare il sito e mantenere il volume osseo residuo. In pratica, più si interviene presto e in modo corretto, migliori saranno le condizioni per la fase successiva di inserimento implantare o per la rigenerazione ossea.

Evidente segno di riassorbimento osseo

Cosa sono i granuli di origine suina: caratteristiche e modalità d’uso

Definizione e natura biologica

I granuli di origine suina sono biomateriali ottenuti da osso cortico-spongioso suino (e/o da matrice ossea deproteinizzata suina), opportunamente trattato, sterilizzato e adattato per l’uso in odontoiatria (innesti ossei eterologhi). Un esempio: il prodotto “Gen-Os®” è indicato come “mix di osso cortico-spongioso suino collagenato”. Questi materiali fanno parte della categoria degli innesti eterologhi (ossia di origine animale diversa dall’uomo).

Contenitore di granuli dentali di origine suina, pronti per l’applicazione

Proprietà funzionali rilevanti

Le caratteristiche che rendono interessanti questi materiali includono:

Facilità d’uso clinica: in forma granulare, si possono adattare all’alveolo dopo l’estrazione; alcuni prodotti (granuli + gel) sono pronti all’uso.

Osteoconduttività: fungono da “impalcatura” sulla quale le cellule ossee del paziente possono migrare, aderire e formare nuovo osso;

Stabilità volumetrica: aiutano a mantenere lo spazio biologico necessario per la formazione ossea;

Compatibilità biologica (quando ben processati): la deproteinizzazione e la sterilizzazione riducono il rischio di reazioni immunitarie.

Modalità d’impiego nella chirurgia post-estrattiva

Nel contesto della rigenerazione post-estrattiva, l’applicazione di questi granuli segue un protocollo che, in termini semplificati, prevede:

  • Guarigione del sito, con monitoraggio clinico-radiografico; in fase successiva si valuta l’inserimento implantare o una rigenerazione più estesa in caso di difetto;
  • Estrazione atraumatica del dente, pulizia dell’alveolo, valutazione delle pareti bony (ovvero la cavità ossea nelle mascelle che ospita le radici dei denti);
  • Inserimento del materiale da innesto (i granuli suini) nell’alveolo fino ad un livello opportuno (solitamente vicino al margine gengivale) per occupare lo spazio residuo;
  • Talvolta applicazione di una membrana riassorbibile o di un lembo gengivale per “chiudere” il sito e proteggerlo dalla colonizzazione dei tessuti molli.

Perché l’uso dei granuli suini è vantaggioso nella rigenerazione ossea post-estrattiva

Mantenimento del volume osseo e tutela dell’estetica

L’uso tempestivo di un innesto granulare subito dopo l’estrazione aiuta a preservare il volume cresta­le residuo (in altezza e larghezza). Questo è fondamentale soprattutto nei settori anteriori o in zone con richieste estetiche elevate, dove anche piccoli cambiamenti possono essere rilevanti. In modo più esteso, l’innesto contribuisce a contenere il collasso delle pareti ossee vestibolari, che spesso sono sottili e soggette a riassorbimento.

Favorisce l’inserimento implantare in posizione ottimale

Avere una buona base ossea significa poter pianificare l’impianto in modo più favorevole, sia dal punto di vista funzionale che estetico. L’innesto con granuli suini consente di “preparare” il letto osseo in una condizione più prevedibile, riducendo la necessità di procedure rigenerative aggiuntive.
Inoltre, la stabilità dell’innesto granulare facilita la successiva osteointegrazione dell’impianto.

Preparazione letto osseo

Riduzione del trauma chirurgico per il paziente

Rispetto ad altre soluzioni (ad esempio innesti autologhi con prelievo da un’altra sede), l’utilizzo di biomateriali eterologhi (come quelli di origine suina) elimina la necessità del secondo sito chirurgico, abbassando la morbidità, il dolore e i tempi operatori.

Compatibilità clinica e gestione affidabile del paziente

Selezionando materiali ben processati (deproteinizzati, sterilizzati, controllati), il rischio di complicanze è contenuto. In letteratura si definisce che gli innesti eterologhi rappresentano modalità sicure e predicibili per ricostruire osso perduto. Naturalmente, la buona riuscita dipende da una corretta esecuzione del protocollo chirurgico, dalla selezione del paziente e dall’adesione alle indicazioni post-operatorie

Limiti, precauzioni e indicazioni cliniche

Non tutti i casi sono uguali

L’uso dei granuli suini non esclude una valutazione individuale: la quantità e qualità del difetto osseo, la presenza o meno delle pareti alveolari, la buona condizione di salute del paziente sono fattori fondamentali per decidere l’approccio.
In difetti ossei complessi (ad esempio perdita verticale marcata, deiscenze multiple, settori pluri-radicolati), potrebbe essere necessario associare tecniche più complesse (membrane rigide, blocchi ossei, rigenerazione guidata)

Corretta tecnica chirurgica e gestione post-operatoria

È fondamentale che l’estrazione sia il più atraumatica possibile, per preservare le pareti ossee e ridurre il danno biologico iniziale. La stabilizzazione del biomateriale, la protezione con membrana (se indicata) e la chiusura gengivale corretta sono passaggi determinanti per il buon esito. Il paziente deve inoltre seguire le indicazioni cliniche post-operatorie (igiene orale, dieta, astensione da fumo, controlli periodici) per ottimizzare la guarigione.

Costi e informazione al paziente

L’utilizzo di materiali biologici e interventi di questa natura richiede una spiegazione al paziente circa le aspettative e i possibili rischi (anche se bassi). In ambito etico e deontologico, il professionista deve fornire un’informazione chiara, comprensibile e personalizzata sul trattamento proposto.

Conclusione

L’applicazione di granuli di origine suina nella rigenerazione ossea post-estrattiva rappresenta una valida opzione clinica per compensare il riassorbimento osseo e favorire l’inserimento implantare o la conservazione della cresta ossea. Quando ben indicata e correttamente eseguita, questa tecnica può migliorare la previsione dei risultati e comportare minore invasività per il paziente. Nel contempo, è cruciale che l’odontoiatra informi adeguatamente il paziente, rispetti i protocolli chirurgici e adotti materiali di elevata qualità, in conformità con la deontologia della professione.

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