Prima di iniziare un trattamento ortodontico è importante conoscere con precisione la situazione della bocca, dei denti e delle strutture che li sostengono. L’ortodonzia, infatti, non consiste semplicemente nello spostare i denti fino a ottenere un sorriso più armonioso. Ogni trattamento deve essere preceduto da una valutazione che permetta di capire come sono posizionati i denti, come si sviluppano le ossa mascellari e mandibolari e come funziona l’occlusione, cioè il modo in cui le arcate dentarie entrano in contatto tra loro.

Per questo motivo, prima di applicare un apparecchio ortodontico, il dentista o l’ortodontista può richiedere alcuni esami diagnostici. Non tutti sono necessari in ogni paziente: la scelta dipende dall’età, dal tipo di problema presente e dagli obiettivi del trattamento.
La prima visita ortodontica
Il percorso comincia generalmente con una visita. Prima ancora delle radiografie o delle impronte, il professionista osserva direttamente la bocca e valuta la posizione dei denti, la forma delle arcate, i rapporti tra mascella e mandibola e il modo in cui il paziente chiude la bocca. Nel caso di bambini e adolescenti, particolare attenzione viene dedicata anche alla crescita delle strutture del volto. In un adulto, invece, possono assumere maggiore importanza la posizione dei denti già presenti, le condizioni delle gengive e dell’osso che li sostiene, eventuali restauri e precedenti trattamenti odontoiatrici.

La visita permette quindi di stabilire quali approfondimenti siano realmente utili. Una radiografia non viene richiesta semplicemente perché fa parte del percorso ortodontico, ma perché può fornire informazioni che non sono osservabili durante il normale esame della bocca.
La radiografia panoramica
Tra gli esami più frequentemente utilizzati prima di un trattamento ortodontico c’è la radiografia panoramica, conosciuta anche come ortopantomografia. Si tratta di un esame radiografico che consente di ottenere una visione complessiva delle arcate dentarie e delle strutture ossee circostanti. Può mostrare la presenza e la posizione dei denti, compresi quelli che non sono ancora comparsi in bocca, oltre a fornire informazioni sulle radici e su alcune strutture anatomiche.

Nel bambino, per esempio, la panoramica può essere utile per osservare la posizione dei denti permanenti ancora in fase di sviluppo e verificare se stanno seguendo un percorso di eruzione regolare. Può inoltre evidenziare situazioni che meritano un approfondimento prima di procedere con l’ortodonzia.
Negli adulti può contribuire alla valutazione generale della dentatura e delle strutture ossee, soprattutto quando sono presenti denti inclusi, precedenti estrazioni, trattamenti odontoiatrici o altre condizioni che possono influenzare il piano terapeutico.
La teleradiografia e lo studio della crescita
In determinate situazioni può essere indicata una teleradiografia del cranio, generalmente eseguita in proiezione latero-laterale. Questo esame permette di studiare i rapporti tra mascella, mandibola e altre strutture del cranio. Le informazioni ottenute possono essere utilizzate per comprendere meglio il tipo di malocclusione e, soprattutto nei pazienti in crescita, per valutare i rapporti scheletrici e l’andamento dello sviluppo. La teleradiografia può quindi assumere un ruolo importante quando il problema ortodontico non riguarda soltanto la posizione dei singoli denti, ma anche il rapporto tra le ossa che costituiscono le basi delle due arcate.

In alcuni casi possono essere utilizzate anche altre proiezioni radiografiche, ma non esiste un insieme di radiografie identico per tutti i pazienti. La diagnostica viene scelta in funzione delle informazioni che servono realmente per formulare una corretta valutazione.
Le fotografie del viso e della bocca
Lo studio ortodontico può comprendere anche fotografie del volto e della bocca. Non sono esami radiografici, ma rappresentano uno strumento utile per documentare la situazione iniziale. Le fotografie del viso permettono di osservare caratteristiche come la simmetria, il profilo e i rapporti estetici del volto. Quelle intraorali, invece, documentano la posizione dei denti e l’aspetto delle arcate.
Queste immagini possono essere confrontate nel corso del trattamento per seguire i cambiamenti ottenuti e rappresentano quindi una parte della documentazione ortodontica, soprattutto quando vengono utilizzate insieme agli altri elementi diagnostici.
Le impronte e la scansione digitale delle arcate
Per conoscere con maggiore precisione la forma delle arcate dentarie può essere necessario realizzare un’impronta oppure utilizzare uno scanner intraorale. L’impronta tradizionale utilizza un materiale specifico che permette di ottenere una riproduzione della dentatura. La tecnologia digitale consente invece di acquisire le arcate attraverso una scansione effettuata direttamente all’interno della bocca.
Il risultato è un modello tridimensionale della dentatura che può essere analizzato sul computer. Questo tipo di acquisizione viene utilizzato sempre più frequentemente nella progettazione dei trattamenti ortodontici, anche quando si prevede l’impiego di apparecchi trasparenti.
La scansione digitale, tuttavia, non sostituisce automaticamente tutti gli altri accertamenti. Fornisce informazioni molto dettagliate sulla posizione e sulla forma dei denti, ma non permette da sola di vedere ciò che si trova all’interno dell’osso.
Quando può servire una TAC dentale?
La TAC dentale, generalmente eseguita con tecnologia cone beam, non è un esame che deve essere necessariamente effettuato da chiunque debba iniziare un trattamento ortodontico. Può essere presa in considerazione quando occorre ottenere informazioni tridimensionali particolarmente dettagliate. Può risultare utile, per esempio, in presenza di denti inclusi o in situazioni nelle quali la posizione dei denti rispetto alle strutture anatomiche circostanti deve essere valutata con maggiore precisione.

L’utilizzo di un esame radiografico tridimensionale deve essere quindi motivato da una precisa esigenza diagnostica. Non è corretto considerare la TAC come un passaggio automatico di ogni percorso ortodontico.
Anche denti e gengive devono essere controllati
Prima di iniziare a spostare i denti è importante che la bocca sia in condizioni compatibili con il trattamento. Per questo la valutazione ortodontica può essere accompagnata da un controllo dello stato di salute di denti e gengive. La presenza di carie, infiammazioni gengivali o problemi parodontali può richiedere un trattamento prima dell’applicazione dell’apparecchio. Un apparecchio ortodontico rende infatti più impegnativa l’igiene quotidiana e richiede una particolare attenzione alla pulizia dei denti e delle gengive.
Questo aspetto è particolarmente importante negli adolescenti, ma riguarda naturalmente anche gli adulti.
Non esiste un esame uguale per tutti
Uno degli aspetti più importanti da comprendere è che non esiste un pacchetto universale di esami valido per ogni trattamento ortodontico. Un bambino con denti ancora in fase di eruzione può avere necessità diagnostiche differenti rispetto a un adulto. Allo stesso modo, una semplice irregolarità nella posizione dei denti può richiedere approfondimenti diversi rispetto a una situazione nella quale sono coinvolti anche i rapporti tra mascella e mandibola.
Per questo la scelta degli esami dovrebbe avvenire dopo la visita e sulla base delle informazioni che il professionista deve ottenere per formulare la diagnosi e programmare il trattamento.
Perché una diagnosi accurata è così importante?
L’obiettivo degli esami preliminari non è soltanto capire dove si trovano i denti. Le informazioni raccolte servono a costruire un quadro complessivo della situazione del paziente. L’ortodontista deve valutare la posizione dei denti, i rapporti tra le arcate, le strutture ossee, la crescita quando ancora in corso e le condizioni generali della bocca. Solo mettendo insieme questi elementi è possibile stabilire quale tipo di trattamento possa essere preso in considerazione e quali siano gli obiettivi realistici.
Una diagnosi accurata rappresenta quindi la base sulla quale viene progettato il percorso ortodontico. L’apparecchio, sia esso fisso, mobile o costituito da allineatori trasparenti, è lo strumento attraverso il quale si realizza il trattamento, ma la sua efficacia dipende anche dalla corretta pianificazione del caso.
Prima dell’apparecchio viene lo studio del caso
Prima di iniziare un trattamento ortodontico è quindi normale che il paziente venga sottoposto a una fase di studio. Visita, eventuali radiografie, fotografie, impronte o scansioni digitali possono fornire informazioni complementari e permettere al professionista di conoscere meglio la situazione di partenza. Non tutti gli esami sono necessari per tutti e non sempre è necessario ricorrere alle tecniche diagnostiche più avanzate. La scelta dovrebbe essere personalizzata e proporzionata alle reali necessità del caso.
Per il paziente questo significa affrontare l’ortodonzia con una maggiore consapevolezza: prima di pensare all’apparecchio viene studiata la bocca, vengono valutate le caratteristiche individuali e viene definito un percorso sulla base delle informazioni raccolte.
Riproduzione riservata ©
